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sabato 8 settembre 2007

ricerca semantica

Ma Internet non si ferma qui. Gli esperti parlano già di web 3.0, una nuova etichetta per identificare una nuova evoluzione, quella basata sulla ricerca semantica. E così si progetta una Rete in cui è possibile cercare informazioni mettendo il significato delle parole in relazione tra loro.
Già in passato si è parlato dei motori di ricerca di nuova generazione, come ad esempio Vivissimo (
www.vivisimo.com ), Teoma (www.teoma.com ), Wisenut (www.wisenut.com ), che utilizzano tecniche di visualizzazione dei risultati quali la cosiddetta document clustering e criteri di ranking completamente nuovi. Ora si cerca di andare oltre. Ci ha già pensato la società italiana Export System, lanciando il nuovo motore Cogito, una piattaforma software (con brevetto depositato) basata su una rete semantica, in grado di comprendere il linguaggio naturale in modo simile a quanto fatto dalle persone. Le applicazioni di Cogito sono molteplici: dal marketing alle ricerche in linguaggio naturale. Il suo punto di forza è la capacità di effettuare approfondite analisi linguistiche ed essere dotato "intelligenza" semantica per elaborare il linguaggio naturale.

VV

Il web 3.0

Il passo significativo della versione 2.0 rispetto alla nascita è stato senza dubbio l’apporto sociale: social network e condivisione dei contenuti sono stati i due grandi cavalli di battaglia di Web 2.0. MySpace, You Tube, Facebook ne sono esempio.
Non più un insieme di reti isolato, ma un sistema di rete di reti che permette un novo modo di fruizione delle conoscenza. Web 2.0 non ha voluto far evolvere la storica tecnologia TCP/IP, ma si è concentrato sugli strumenti che utilizzano l’infrastruttura tecnologica basata su Internet, dando enfasi ai contenuti e all’interazione, facendo entrare nella rete globale altri strumenti periferici come i cellulari, la TV, la radio, per una condivisione dei dati tra diverse piattaforme tecnologiche.
Ma forse non tutti sanno che il termine Web 2.0 che usiamo per parlare della fase attuale di vita di Internet in realtà è tanto di marchio registrato di proprietà del gruppo OReilly e difeso dagli agguerriti legali della società che organizza i famosi Web Summit.
Qualcuno si è divertito a sottolineare l’ineguaglianza partecipativa che sembra pazzesca: in YouTube ad ogni upload corrispondono 1.538 download e pare che la metà dei contenuti inseriti in Wikipedia sia inserito dallo 0,7 dei wikipedians.
Sembrerebbe quasi che, in un attimo, Web 2.0 sia passato di moda. Insomma ci vuole un nuovo mood. Ed eccolo che arriva portato trionfalmente a spalla addirittura da grandi testate non tecniche.
Il New York Times consacra il Web 3.0, tornando a parlare di Web Semantico. Web 3.0 dovrebbe debuttare a breve e sarà più connesso, aperto, basato su tecnologie semantiche, database distribuiti e linguaggio naturale, agenti intelligenti autonomi (web agents).
Questo è un luogo in cui le macchine riescono a leggere i siti proprio come, o quasi, lo facciamo noi umani. In altre parole un web in grado di essere setacciato dai motori di ricerca in maniera più efficace di quanto non avvenga oggi, “un insieme di standard che inseriscono il Web in un enorme database”. Tale visione della futura ragnatela ha anche altre interpretazioni, come ad esempio il 3d web: una rete navigabile proprio come se si percorresse una città. Senza allontanarsi dal proprio pc sarà possibile esplorare strade e negozi, o fare un giro in una capitale europea. Un concept che richiama moltissimo il popolare mondo virtuale di SecondLife, in cui condividere le proprie esperienze di navigazione. Un web “media-centrico” è quello in cui sarà possibile ricercare media (foto o musica) attraverso l’utilizzo di altri media senza toccare la tastiera del proprio computer. Una sorta di riconoscimento digitale dei contenuti o delle somiglianze di foto e testi (esperimento già in corso in alcuni siti di e-shopping). L’ultima (delirante?) immagine del web 3.0 è quella del “Pervasive Web”. Una rete sempre presente sul tuo Pc, nel tuo cellulare, nei tuoi vestiti o addirittura all’interno di gioielli. Una vita always connected in cui anche la finestra della tua camera da letto è sempre online in modo tale da controllarne le previsioni meteo ed aprirla (o chiuderla) all’occorrenza. Come si evince da queste visioni, il Web 3.0 al momento non è niente di più di un incontro/scontro di idee che hanno comunque un loro studio alle spalle. Molte compagnie, come HP, Yahoo o Radar Network, stanno adottando ufficialmente gli standard del Web Semantico. Google e Microsoft stanno facendo importanti investimenti nel Web 3d, mentre Polar Rose ed Ojos stanno studiando la ricerca per immagini. Anche se nessuno sa come il Web 3.0 sarà, una cosa è certa: arriverà molto presto!

Paolo Bordiere

venerdì 7 settembre 2007

Anche le aziende scrivono il diaro on-line (la nascita dei corporate blog)

Il grande successo dei blog personali, sicuramente uno dei fenomeni dell'ultimo anno, non poteva lasciare indifferenti gli uomini di marketing. Secondo il Pew Internet and the american life project, nel 2004 i cittadini statunitensi che hanno utilizzato i blog per ottenere notizie e informazioni di vario genere sono stati 32 milioni.
Perché, si è quindi pensato, non aprire diari dove manager e dipendenti parlano in prima persona dell'azienda e dei suoi prodotti o servizi? Ed ecco la nascita dei corporate blog, una moda che pian piano sta arrivando anche in Italia. Alcune aziende, tra cui Fiat e Martini & Rossi, ne hanno già aperto uno per i loro prodotti, Lancia Ypsilon e Bacardi. Il valore dei blog aziendali risiede nel facilitare la comunicazione con i consumatori e nell'aiutare a ottenere visibilità attraverso i motori di ricerca.

Guardando ai casi di Lancia Ypsilon e Bacardi si nota, però, come lo strumento è usato in maniera molto differente rispetto a quanto accade al di là dell'Atlantico. I due blog non solo non riguardano la società nel suo complesso, ma fingono che l'autore sia un personaggio immaginario, Miss-Y e Bb, le cui storie hanno lo scopo di rappresentare uno stile di vita di cui il prodotto è un elemento centrale. ´Un blog di tutto rispetto', spiega Maurizio Di Iorio, amministratore unico di Talent Ad, tra le prime società nel nostro paese a occuparsi dell'argomento, ´è quello della General motors. Si tratta di un'iniziativa che rispetta la vera natura di questi strumenti. I dipendenti non scrivono propri diari personali, ma comunicano costantemente con i propri clienti o utenti.

'In Italia - continua Di Iorio - i corporate blog sono una novità assoluta. Le aziende che ne hanno uno sono poche. Comunque anche da noi si sta incominciando a capire che è possibile sviluppare una forma di comunicazione più umana e meno sintetica rispetto a quella che viene veicolata attraverso i siti tradizionali. Da un lato, infatti, i prodotti e i servizi sono presentati dagli stessi dipendenti. Dall'altro i blog permettono ai navigatori una maggiore interazione'. Ma i blog aziendali svolgono anche altre funzioni. ´Oltre che a migliorare la relazione con i consumatori', prosegue Di Iorio, ´grazie alla tecnologia Rss i blog vengono incontro alle esigenze delle aziende di ottenere visibilità. Attraverso questa tecnologia altri blogger possono importare automaticamente i contenuti che vengono pubblicati e aggiornati. Questo ha notevoli effetti sull'indicizzazione (l'ordine dato ai siti dai motori di ricerca, ndr). Si viene infatti a creare un effetto a valanga'. Tuttavia c'è anche chi nutre qualche perplessità, sull'effettiva novità rappresentata da questo strumento e sulla sua utilità. ´Secondo me', afferma Giacomo Mason, web editor e intranet manager in Telecom Italia-Wireline, ´i corporate blog sono poco più di un tentativo di comunicazione pubblicitaria che viene spacciata sotto forma di cultura della rete. In realtà i veri blog sono credibili proprio perché realizzati da appassionati che non hanno interessi diretti rispetto a quello di cui parlano. Non trovo quindi questo strumento di comunicazione particolarmente innovativo per l'azienda'.

Italiaoggi.